Arrivare in anticipo.

Arrivare in anticipo.

Molto spesso noi donne diamo per scontato che una gravidanza duri 40 settimane, che il parto sia una cosa difficile da affrontare, ma non impossibile, e che dopo aver visto nascere tuo figlio il ritorno casa è il vero ostacolo da superare.

Con l’arrivo di Leone ho imparato che a volte, purtroppo, non è così, che possono capitare cose che mai avresti immaginato, che in fondo il parto non è la cosa più difficile, e che non è scritto da nessuna parte che le cose vadano come te l’aspettavi. Ho scoperto così  che esiste un mondo fatto di donne rocce e medici e infermieri che hanno la dolcezza nel suono delle parole che dicono e nei gesti che compiono: il mondo delle terapie intensive neonatali.

Noi siamo arrivati in quella dell’ospedale “San Gerardo” di Monza a meno di 48 ore dalla nascita di Leone, perché presentava qualche difficoltà nel nutrirsi a causa di un parto molto stancante, sicuramente per entrambi, liquido amniotico nello stomaco e rigetto  di bile. Nel giro di poche ore ci siamo ritrovati tutti noi a vivere una di quelle esperienze che ti fanno capire quanto un figlio sia importante e che forse il doversi svegliare di notte perché piange non è il maggiore dei mali. Anche perché significa averlo li, accanto a te.

È stato così che ci siamo ritrovati in un luogo dove ho potuto vedere con i miei occhi cosa significa nascere prematuramente: bimbi con una forza che nemmeno cento Ercole potrebbero avere, decidono di arrivare alla vita prima del tempo e quella vita se la guadagnano con una tenacia incredibile.
Mamme che si annullano completamente, stravolgendo la propria vita e i propri ritmi per vivere in un ospedale, a volte anche per mesi, accanto all’esserino che nell’incubatrice lotta per crescere ogni  giorno un po’ di più, che gioiscono per ogni 10 grammi presi perché sono sempre più un passo verso il ritorno a casa.
Papà che si scapicollano all’uscita dal lavoro per arrivare in ospedale e far sentire il proprio odore al tesoro che l’aspetta.
Famiglie che pregano che il proprio bimbo superi indenne questo grande ostacolo.
Equipes mediche che trattano quei bambini come se fossero loro, con amore e pazienza, e che sanno dare una mano e conforto ai genitori nei momenti in cui sentono di non farcela più.

Così Leone mi ha portata nel luogo in cui ho avuto la prima lezione da mamma: lamentarsi solo quando necessario (perché non farlo mai è impossibile) e nei momenti peggiori ricordarsi di chi lotta per avere quello che abbiamo noi.

Buona giornata mondiale della prematurità a voi grandi guerrieri.

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