It’s (not) the end of the world and we know it.

It’s (not) the end of the world and we know it.

Alla fine ci ho pensato bene e, ovviamente, qualcosa che ha caratterizzato quest’anno è uscito fuori.

Bastava un po’ di impegno per ricordarmi esattamente cosa è successo in questi 365 giorni e cosa un po’ prima. Diciamo che la testa comincia a perdere i colpi…

Non riesco a tirare delle somme: bello/brutto, positivo/negativo, bianco/nero, non fanno per la mia vita. E’ tutto colori pieni e sfumature degli stessi,  tanto che, ad un certo punto, sono anche troppi’ sti benedetti colori. O forse sono quelli che rendono la mia vita VITA.

E di questo 2016 quello che in assoluto salvo e custodisco nel mio cuore, sono le amicizie. Incredibile come siano aumentate nel corso di un solo anno. Gente che nemmeno conoscevo fino ad un anno fa, oggi è quotidianamente nella mia vita. Gente che conoscevo già da un po’ ha rafforzato tantissimo il suo legame con me. Gente che amavo prima e che continuo ad amare incondizionatamente.

Negli anni ho capito che le amicizie fraterne non esistono, che ti puoi fidare solo di te stesso, che meglio soli che male accompagnati. E casualmente non appena ho preso coscienza di tutto ciò, ho iniziato a vivere molto meglio la gente, gli incontri, quello che mi danno e quello che do.

Quindi grazie alle mie amiche, che mi hanno accompagnata in questo anno che ha avuto una sola parola d’ordine: CONSAPEVOLEZZA DI ME. (E quando hai un figlio piccolo, è inevitabile!!)

Buon 2017 a tutti. (alle mie amiche più di tutti!!)

(Nella foto, la mia #365di per il 2017!!)

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Birthday Girl

Birthday Girl

Oggi è il mio compleanno. E dopo 33 anni ho scoperto che il mio ascendente non è lo Scorpione (segno che tra l’altro mi sta benissimo addosso), ma la Bilancia. Cioè io ho 4 segni, e non va bene. Pensavo di dover combattere ogni giorno solo con l’altra me stessa, e invece scopro (e mi accorgo, in effetti) che qui combatto con altre tre me stessa. E questa cosa è deleteria.

33 anni non sono tanti (anche se qualche famoso personaggio biblico potrebbe dissentire), ma io mi sento un peso sulle spalle che inizia a farsi sentire un bel po’.

E il problema principale sono proprio le altre 3 me stessa. Per anni ho cercato di lavorare sulla percezione del mio io da parte degli altri, sul mio soffrire le assenze altrui, le mancanze di rispetto o anche solo le non chiamate per uscire. E ce l’ho fatta. Oggi posso dire che amo il prossimo, ma di lui me ne frego se sbaglia nei miei confronti. Che mi piace dare una buona impressione, ma non mi importa se questa non viene percepita e ottengo l’effetto opposto.

Ora, invece, devo lavorare contro coloro che mi feriscono di più, che mi scoraggiano, che mi confondono, che mi ammorbano, che mi sfiancano. Ora devo lavorare con-tro me stessa.

E non è facile. Per niente. Perché non faccio altro che giustificarmi con le varie me stessa per i seguenti motivi:

  • se sono disorganizzata
  • se sono in ritardo
  • se non dimagrisco
  • se mangio troppo
  • se mangio troppo poco
  • se mangio cose che non dovei mangiare
  • se non mi pettino bene
  • se non mi metto lo smalto
  • se non mi tolgo le pellicine
  • se non metto in ordine le sopracciglia
  • se non mi faccio i baffetti
  • se non metto la crema idratante
  • se non metto la crema anticellulite
  • se non mi faccio il pedicure
  • se non mi trucco
  • se non metto più i tacchi
  • se non mi entra più nessuno dei vestiti che ho (tranne quelli premaman)
  • se non faccio più shopping
  • se mi vesto demmerda
  • se non vado a visitare abbastanza mostre
  • se non ho abbastanza conoscenze
  • se non ho abbastanza vita sociale
  • se non ho il frigorifero pieno e in ordine
  • se non metto a posto il caos in casa
  • se non pulisco abbastanza
  • se non bevo e mi sbronzo
  • se bevo e mi sbronzo
  • se non ho le icone delle app organizzate
  • se non faccio abbastanza sport
  • se non faccio sport
  • se faccio sport
  • se non chiamo qualcuno
  • se non rispondo a qualcuno
  • se mi dimentico qualcosa
  • se mi ricordo troppe cose

Ecco, questa è la mia vita. Passo il tempo a giustificarmi con la parte di me stessa che dissente con quello che sto per fare in ogni momento. E un’altra me stessa trova giusto e corretto fare.

Ok, sembro una pazza. Probabilmente è vero, si tratta di un primo stadio di pazzia latente pronta a fare la sua apparizione al pubblico.

Facciamo che però, per oggi, me la godo, litigo con me stessa e mangio non volendo mangiare, scherzo non volendo scherzare, sono felice nonostante tutto.

E ascolto la playlist del mese, fatta delle mie canzoni preferite, di canzoni piene di ricordi e di canzoni che sembra proprio parlino di me. 40 canzoni non sono troppe quando hai 4 personalità… 😀

Birthday Girl on Spotify

Buon compleanno. A me.

 

 

 

Ciao 2015…

Ciao 2015…

…ti ricorderò per sempre.

Si dice che la vita sia difficile, piena di gioia e sofferenza, inaspettata e programmabile, impegnativa e stressante, e tu, caro 2015, me l’hai confermato. E mi hai insegnato così tante cose che una vita non era ancora abbastanza.

Mi hai dimostrato che un figlio è bello, è vita, è amore. Ma non è tutto.
Che un marito che mi aiuta è una fortuna, anche se a volte vorrei avere il potere solo nelle mie mani.
Che posso essere una buona mamma anche se non so come vestire mio figlio per affrontare il freddo.
Che nell’amicizia una porta chiusa apre poi il portone del Paradiso.
Che la famiglia più è grande e unita, meglio è.
Che lamentarsi non serve, non aiuta, non porta a nulla. Così come litigare.

Insomma 2015, sei stato un anno bello e speciale. Grazie!

(Per la legge del contrappasso sono pronta ad un 2016 di merda. 😉)

Ecco le foto che hanno ricevuto più likes sul mio profilo IG. Ovviamente PolpyPocket l’ha fatta da padrone…

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Buona fine e buon inizio a voi!

Il Karate, Murakami e una Mezza da preparare: Luisella, la donna delle sfide

Il Karate, Murakami e una Mezza da preparare: Luisella, la donna delle sfide

Questo è un post alla quale sono molto affezionata, e che conservo da un po’ di tempo nel mio pc, in attesa del momento giusto per pubblicarlo. Luisella, ora che sei solare come tu solo sai essere, questo è per te.
Ho conosciuto Luisella sul web, grazie a Instagram: le foto del suo volto al termine di ogni corsa sull’amato “Ponte dell’Ortica”, hanno acceso in me la scintilla che mi ha fatto muovere i primi passi a 8:15 al km.
“E’ una di quelle donne che le conosci e decidi che da grande vuoi essere come lei, ovvero affascinante, colta, appassionata, con gli occhi a cuore quando guarda la sua metà e mamma di due figlie meravigliosamente fuori dal coro.
Oggi Luisella ha deciso di sfidarsi, di affrontare una prova importante: una mezza maratona. A Cambridge. E tutte noi che la ammiriamo, siamo sicure che sarà un gran successo.
Ma cos’ha di importante Luisella? Perchè scrivo un post su di lei? Credo ti basterà leggere le sue stesse parole per capirlo e per innamorarti…
D: Com’è nata la voglia di corsa? E perchè proprio il running?
Io ho sempre guardato gli altri correre. Ho sempre aspettato con gioia mio marito, maratoneta, agli arrivi.
Ma fino all’anno scorso non ho mai avuto il coraggio di fare “il primo passo di corsa”. Mi sono sempre sentita inadeguata. Lui non ha mai insistito. Io non ho mai osato pensarci.
Poi a 39 anni, sei anni fa, ho inziato a fare karate.
Cosa c’entra? C’entra perché alle soglie della cintura nera, l’anno scorso, il mio Maestro mi ha detto che era ora di fare sul serio e che era ora di correre. Correre correre correre.
Panico. Io non avevo mai corso e per me la corsa è sempre stata un incubo. Allora ho chiesto a mio marito da che parte cominciare: quanto/come/in che senso.
E lì è cominciato tutto. Ho iniziato a correre nei giardini sotto casa. Dico solo che quando ho iniziato non riuscivo a correre più di 600 metri.
Stai per affrontare una nuova grande sfida: la tua prima mezza (ndr: nel frattempo la mezza è stata egregiamente portata a termine!). Come hai abituato la tua mente al duro lavoro che stai facendo e che dovrai fare per ancora qualche mese?
Intanto sto allenando il corpo. Sto aumentando gradualmente la distanza, senza guardare i tempi. Ho messo dello scotch sul mio cardio, voglio vedere solo la distanza. Espediente che con me funziona.
Dio non mi ha regalato la velocità ma la resistenza. Ho capito, leggendo anche questo blog e riviste specializzate che per correre meglio senza farmi male, e io non voglio farmi male, ci vogliono strenght (forza), core (addominali) e cardio. Quindi ho inserito, oltre le 4 ore di karate settimanale, kick boxing e addominali in palestra.
Io corro all’alba intorno alle 5.30 e un trucco è preparare i vestiti vicino al letto! Tutto. Anche i calzini nelle scarpe.
Quanto alla mente, niente è impossibile. E qui è il karate che mi sostiene. Il karate è pazienza… e anche la corsa è pazienza.
Ascolti sempre bei pezzi quando corri. Che ruolo ha la musica nei tuoi allenamenti? E quali sono i tuoi brani cult?
Io “funziono” con la musica. Ad oggi non riesco a correre senza. Ascolto di tutto, soprattutto Radiohead e i Muse. Ma anche tanta musica tecno discretamente tamarra, perché mi fa da “metronomo”. Attualmente il mio brano cult è Weird Fishes dei Radiohead.
In fondo anche i runners sono strani pesci. Corrono, si sfiorano senza toccarsi mai, senza parlarsi. Ognuno con la sua storia.
Corri per raggiungere o per lasciare indietro qualcosa?
Io non lo so perché corro. So perché ho iniziato, come ho detto prima. Adesso però è diventata una necessità.
Io corro per stare da sola, per ascoltarmi e perché dopo sto meglio con gli altri. Dopo la corsa ho il “cuore buono”. E mi sembra tutto più “menageable”.
A chi ti ispiri per correre meglio?
La figura che più amo è quella del maratonetaEmil Zatopek. Lui diceva: se vuoi correre un miglio, corri un miglio. Se vuoi vivere un’altra vita, corri una maratona.
E molto più umilmente a Mauro, mio marito. Voglio correre come lui, sorridendo. Leggera e senza far fatica. Almeno apparentemente!
P.S.: Tra i miei ispiratori ci sono anche tutte le Runlovers che ho incontrato. E con cui scambio ogni giorno immagini, consigli e diludendo…”
29/11/2013 – Un Mese per Sorridere

29/11/2013 – Un Mese per Sorridere

Ci siamo! Sta per arrivare uno dei periodi più belli dell’anno: il mese di Dicembre!

 

Anche se il Natale a me mette tristezza a causa di tutto quello che porta a conclusione, il fatto che nell’attesa che quel giorno arrivi le città e le case siano tutte illuminate e colorate, la gente sorrida a causa-effetto dell’endorfina post-shopping e si ha “l’obbligo” di dedicare qualche momento della nostra frenetica vita a cercare un pensiero (preferibilmente Homemade!!) per chi ci sta accanto, per chi se lo merita, per chi vogliamo bene, a me porta una pace interiore che difficilmente ho durante il resto dell’anno.

 

A dire il vero c’è sempre anche tanta nostalgia nel mio Dicembre, dovuta al non poter più vivere tante tradizioni che hanno fatto parte per tanti anni nella vita vissuta nel mio paese: la Novena, quando ci si incontrava davanti la Chiesa Madre alle 6 del mattino per “sentire” la messa e cantare la Ninna, per poi andare a fare colazione al bar e filare a scuola subito dopo. O come le serata in casa di qualche amico a giocare a Cucù o a Mercante in Fiera (non era ancora dilagata la moda del Poker, che odio).

Mi manca il clima natalizio di Amantea…

 

Nonostante tutto ho cercato di creare delle tradizioni tutte mie e, per quello che mi riesce, di mantenerne altre tramandate dalla mia famiglia. Perciò anche quest’anno faremo l’albero (minuscolissimo!) il giorno dell’Immacolata, faremo dolci da regalare e parteciperemo al P’tit (in realtà partecipo io, ma Polpetta e Mia Sorella saranno protagonisti inconsapevoli)

 

Quella del P’tit è una tradizione a partire da quest’anno, perchè è la seconda volta che partecipo a questa fantastica esperienza, creata, curata e amata da Zelda Was a Writer .

Devo molto a questo gioco, perchè ha migliorato la mia vita a Milano e perchè ha riportato Internet ad avere la funzione primaria per me: conoscere gente, conoscere luoghi, conoscere conoscenza.

 

Grazie al P’tit ho avuto modo di incontrare, virtualmente prima fisicamente poi, gente più che bella, che oggi è qui accanto a me, che è mia amica e che tiene a me. Grazie al P’tit ho imparato a guardare le piccole cose con occhi diversi, ho ripreso a sognare, a dare importanza al più piccolo dettaglio.

 

Se volete saperne di più, basterà cliccare sul link. Spero di avervi fatto capire quanto grande può diventare scattare una foto di una piccola cosa.

 

 

25/11/2013 – Allungare di un Po’

25/11/2013 – Allungare di un Po’

Giulia, Ludovica e Elisa, sono tra le donne che la corsa mi ha portato e che mi hanno portata alla corsa. Sono diverse tra di loro, diversissime, e ancora di più lo sono da me: veniamo da mondi, posti, vissuti, esperienze, età diverse. Ma nonostante tutto riusciamo a confrontarci, consigliarci, aiutarci su molti aspetti delle nostre vite.

Qualche settimana fa le tre si sono ritrovate a Brescia per partecipare ad una corsa, e Giulia, convinta di fare 13 km, è stata portata e sostenuta da Ludovica e Elisa ad affrontare un ben più grande obiettivo. 

Di seguito troverete il racconto di Ludovica di quel giorno. Un racconto che parla in primis di qualcosa di bello e importante: l’amicizia.

“Chi l’avrebbe mai detto? Io si! L’importante nelle cose è crederci!

Vi faccio una domanda: se una persona che corre da meno di un anno, che fa i 10 km in 1 ora e 9 minuti, che ha fatto il suo “lungo” più lungo di 12 km un’unica volta con un po’ di fatica, che non fa altro sport, fosse si volenterosa, ma anche un po’ timorosa davanti ad una gara di 13 km (perché è una lunghezza sulla quale non si è mai cimentata) che si svolgerà il giorno successivo, voi cosa le consigliereste? Premetto che la persona in questione è sicuramente nota a molti di voi! La nostra compagna di avventure in preparazione alla WOTN, Giulia!

Dovete sapere che la ragazza ha grosse ambizioni: vorrebbe fare la Mezza Maratona a Verona in febbraio; proprio la scorsa settimana ha ricevuto la sua tabella di allenamento che in teoria avrebbe dovuto iniziare la settimana prossima… ma temo ci sarà qualcosa da rivedere al riguardo! 

Torniamo a noi: cosa le consigliereste? La risposta è semplice, o almeno io ho reagito così: l’ho costretta (con la complicità di Elisa e del nostro amico Gianluca) a fare la Mezza! Con un preavviso di solo 15 ore non ha avuto modo di agitarsi più di tanto, se escludiamo l’incubo notturno…

Il nostro era il quartetto più pazzo tra tutti i corridori: una cena pre gara da veri atleti con carico glicemico fatto a base di polenta e pasta in bianco (per i più capricciosi)… da non valutare poi il contorno di patatine, tomini, gorgonzola, biscotti, muffin e dolcetti; 3 pettorali per la mezza ed uno per la 13 km accuratamente mascherato da una felpa, ritmi gara diversi ma una promessa da parte mia e di Elisa: Giulia ti portiamo alla fine! 

Il tempo gara massimo è di 4 ore, ma con la nostra amica pattuiamo di stare un pizzico sotto le 3 ore (2:59 ci andrebbe benissimo!!) e le prometto di tenerle io il ritmo. Peccato che già dal km 5 il servizio scopa ci sta con il fiato sul collo essendo le ultime… 

Superato il km 12 ogni passo è una conquista ed una novità non essendosi mai spinta oltre! Mentre corriamo io azzittisco Elisa perché ho una pulce nell’orecchio e necessito di fare un paio di calcoli matematici: abbiamo fatto 15 km in 1 0ra e 50 minuti scarsi, ne mancano poco più di 6… se le faccio mantenere questo passo (6min e 55 sec a km) la chiude con mezz’ora di anticipo rispetto al previsto! Non accenno nulla e sprono Elisa (anche lei alla prima esperienza in una 21 ma che sembrava assolutamente una veterana della cosa!) ad accelerare il passo per costringere Giulia a seguirci. 

E’ una forza non esprime minacce fino al km 20 dove le stradine e la salita fanno perdere le speranze di trovare almeno un ristoro con acqua e frutta al più presto, inizio a trascinarla e spingerla intimandole di non camminare e soprattutto non fermarsi che tanto dietro ad ogni angolo a mio avviso c’era il traguardo, lei sostiene che deve rimettere e le impongo di attendere 300 mt per farlo, che sta morendo e altrettanto la sollecito a concedersi solo un altro paio di minuti in questo mondo… gli ultimi 200 mt vede il gonfiabile giallo: un miraggio, scatta lo sprint e con grande orgoglio la osservo da dietro mentre taglia il traguardo al suono di quel Bip che conferma “Sì! Hai fatto la tua prima Mezza Maratona!” e le persone meravigliate all’arrivo aggiungono “L’hai fatta in 2 ore e 30!” 

C’è stato più tardi chi ha chiesto quando avesse iniziato a prepararla: “Ho letto giusto ieri la tabella, pensavo di iniziare lunedì, ma credo dovrò seguirla al contrario!”

19/11/2013 – Riavvio

19/11/2013 – Riavvio

Il mantra che cerco di fissare nella mia mente negli ultimi tempi è “I momenti di crisi portano sempre alla nascita di qualcosa di nuovo e di buono”, mi piace convincermi che sia così. E in questi giorni ho anche associato un significato diverso alla parola Crisi: non più solo economica, ma anche mentale, sentimentale, emozionale.

Col carattere che mi ritrovo non è semplice passare sopra alle cose, mi lascio ferire anche dal vento, e spesso la reazione che la mia mente ha per difendersi  non è commisurata al male provato. Ma credo sia così per molti. O almeno per tutti quelli che credono in qualcosa o in qualcuno.

Però stavolta, e probabilmente questo è indice di qualcosa di buono, la mia reazione è stata equivalente al dolore che sentivo nel cuore, perchè credo di essermi comportata bene, soprattutto nei confronti di me stessa, non lanciando fiamme e anatemi nei confronti di chi mi ha ferita. Anzi, sono tornata qui, sul mio blog a scrivere di quello che piace a me, di quello che mi sento, di quello che mi affascina.

Forse dovevo rendermi conto prima che io non posso essere etichettata, non posso essere messa in un contenitore specifico, non posso essere relegata ad un solo ruolo. Mi basta alzare lo sguardo e vedere le schede di Chrome aperte sul mio pc: Facebook, Paola Frani Heritage, Blogger, una puntata di The Big C mollata a metà perchè mi era venuta l’ispirazione per continuare questo post, You Tube con un tutorial sul make up sempre a metà perchè mi piace guardarli un po’ alla volta, Wikipedia.

 Dovevo capirlo prima che una persona superficialmente curiosa come me non può curare i progetti degli altri. Ma deve avere qualcosa di proprio da amare superficialmente alla follia.

Magari mentre finisco di vedere il tutorial.

P.S: lei è Lisa Eldridge, una delle make up artists che mi piacciono di più. Ha un bellissimo stile pulito, delicato e molto femminile. E nonostante sia inglese (io ho grosse difficoltà con la comprensione dei Britannici) è molto easy seguire i suoi tutorial.

Buon make up!