Birthday Girl

Birthday Girl

Oggi è il mio compleanno. E dopo 33 anni ho scoperto che il mio ascendente non è lo Scorpione (segno che tra l’altro mi sta benissimo addosso), ma la Bilancia. Cioè io ho 4 segni, e non va bene. Pensavo di dover combattere ogni giorno solo con l’altra me stessa, e invece scopro (e mi accorgo, in effetti) che qui combatto con altre tre me stessa. E questa cosa è deleteria.

33 anni non sono tanti (anche se qualche famoso personaggio biblico potrebbe dissentire), ma io mi sento un peso sulle spalle che inizia a farsi sentire un bel po’.

E il problema principale sono proprio le altre 3 me stessa. Per anni ho cercato di lavorare sulla percezione del mio io da parte degli altri, sul mio soffrire le assenze altrui, le mancanze di rispetto o anche solo le non chiamate per uscire. E ce l’ho fatta. Oggi posso dire che amo il prossimo, ma di lui me ne frego se sbaglia nei miei confronti. Che mi piace dare una buona impressione, ma non mi importa se questa non viene percepita e ottengo l’effetto opposto.

Ora, invece, devo lavorare contro coloro che mi feriscono di più, che mi scoraggiano, che mi confondono, che mi ammorbano, che mi sfiancano. Ora devo lavorare con-tro me stessa.

E non è facile. Per niente. Perché non faccio altro che giustificarmi con le varie me stessa per i seguenti motivi:

  • se sono disorganizzata
  • se sono in ritardo
  • se non dimagrisco
  • se mangio troppo
  • se mangio troppo poco
  • se mangio cose che non dovei mangiare
  • se non mi pettino bene
  • se non mi metto lo smalto
  • se non mi tolgo le pellicine
  • se non metto in ordine le sopracciglia
  • se non mi faccio i baffetti
  • se non metto la crema idratante
  • se non metto la crema anticellulite
  • se non mi faccio il pedicure
  • se non mi trucco
  • se non metto più i tacchi
  • se non mi entra più nessuno dei vestiti che ho (tranne quelli premaman)
  • se non faccio più shopping
  • se mi vesto demmerda
  • se non vado a visitare abbastanza mostre
  • se non ho abbastanza conoscenze
  • se non ho abbastanza vita sociale
  • se non ho il frigorifero pieno e in ordine
  • se non metto a posto il caos in casa
  • se non pulisco abbastanza
  • se non bevo e mi sbronzo
  • se bevo e mi sbronzo
  • se non ho le icone delle app organizzate
  • se non faccio abbastanza sport
  • se non faccio sport
  • se faccio sport
  • se non chiamo qualcuno
  • se non rispondo a qualcuno
  • se mi dimentico qualcosa
  • se mi ricordo troppe cose

Ecco, questa è la mia vita. Passo il tempo a giustificarmi con la parte di me stessa che dissente con quello che sto per fare in ogni momento. E un’altra me stessa trova giusto e corretto fare.

Ok, sembro una pazza. Probabilmente è vero, si tratta di un primo stadio di pazzia latente pronta a fare la sua apparizione al pubblico.

Facciamo che però, per oggi, me la godo, litigo con me stessa e mangio non volendo mangiare, scherzo non volendo scherzare, sono felice nonostante tutto.

E ascolto la playlist del mese, fatta delle mie canzoni preferite, di canzoni piene di ricordi e di canzoni che sembra proprio parlino di me. 40 canzoni non sono troppe quando hai 4 personalità… 😀

Birthday Girl on Spotify

Buon compleanno. A me.

 

 

 

Il vero mese del vivere difficile

Il vero mese del vivere difficile

Eccomi. Sono arrivata.

8 mesi sono volati, e con loro sono andati via i miei piedi super gonfi, il pancione da parto gemellare, la nascita di Leone, le visite di amici e parenti e 6 mesi del nostro bellissimo bimbo.

E’ dura rientrare in ufficio? Sì, perché Leone è il compagno perfetto: si lamenta quanto basta, vuole uscire sempre, gli piace la musica, adora stare in mezzo alla gente, piange solo quando ho fame e sonno, la notte si addormenta da solo e ama stare nella fascia.

Sorride appena sveglio, quando facciamo capolino nella culletta, sorride quando lo baci, sorride quando fai rumori buffi.

Non è un bimbo speciale, non fa niente meglio degli altri, ma fa tutto a modo suo. E questo basta.

Così la playlist di questo mese avrà l’arduo compito di ricordarmi che tutto è possibile, che ci organizzeremo nel migliore dei modi, che non bisogna mai mollare e che non devo piangere. Anche se è dura…perchè so che il prossimo tempo che avremo per noi sarà quest’estate, quando lui avrà quasi un anno. C’est la vie!

Come sempre, di seguito il link alla playlist “Chi non lavora…” e, come sempre, spero vi piaccia!

  • Harder Better Faster Stronger – Daft Punk – Il titolo di questo pezzo sarà come un mantra nelle mie giornate tra pendolarismo e ufficio. Maxi singolo del duo francese che ha rivoluzionato l’elettronica, è uscito nel 2001, e nel 2007 torna alla ribalta grazie alla campionatura fatta da Kanye West per il suo singolo Stronger. Questo pezzo racchiude in sé i suoni della Breakbeat e della French House, molto in voga nei primi anni 2000 tanto da essere suonata dalla maggior parte degli artisti più famosi di quegli anni, come, tra i tanti, Mirwais.
  • Miss You –  Mirwais – Brano del 2002, che campiona la più celebre Miss You dei Rolling Stones (1978), rappresenta perfettamente i suoni elettronici del produttore francese. Mirwais ha collaborato con tantissimi artisti, in primis Madonna che l’ha rilanciato negli anni ’90 dopo aver ricevuto un suo demo. Insieme hanno scritto e prodotto brani di “Music”, “American Life”, “Confession on a Dance Floor” e “Celebration”, oltre al bellissimo”Die Another Day”.
  • Die Another Day – Madonna –  Brano principale del film “007 – La morte può attendere”, del 2002, è uno dei pezzi di Madonna che preferisco (in realtà sono moooolte le canzoni di Madonna che amo!!). Il brano era accompagnato da un video meraviglioso (il secondo video più costoso della storia della musica), e venne pubblicato in concomitanza con il 20esimo anniversario dall’uscita di “Everybody”, il primo singolo di Madonna.
  • Scream – Michael & Janet Jackson – Dopo un pezzo di Madonna, le connessioni a mio favore erano centinaia, ma ho scelto di seguire quella relativa ai  video più costosi della storia della musica. “Scream”, del 1995, è uno di quei pezzi che ricordo benissimo quando sono usciti, un po’ perchè ero affascinata dalle saghe della famiglia Jackson, un po’ per la bellezza del video, molto per come era vestita Janet. E’ uno dei pezzi pop che preferisco, forse perchè ha delle sonorità elettroniche che lo rendono stupendo. Da riascoltare mille volte. E riguardare.
  • When I Think of You – Janet Jackson – Non ho mai ascoltato abbastanza questa artista, e forse è arrivato il momento di recuperare. Sarà perchè l’ho sempre vista in vesti un po’ troppo pop, e troppo in rivalità con Michael, ma ho scoperto solo da poco che nella sua carriera ha ricevuto tantissimi consensi. Questo brano, tratto dal suo primo album indipendente dal padre-padrone, “Control” del 1986, fu anche il suo primo numero 1. Ma ci sono tantissimi altri pezzi che vale la pena ascoltare. Anche se io, quando penso a Janet, non posso dimenticare la tetta di fuori al Super Bowl. Accanto a quel figo di Justin…
  • What Goes Around Comes Around – Justin Timberlake – Con Justin si entra nel fantastico mondo delle baby star Disney divenute grandi artisti nel campo della musica e, a volte, del cinema. Solo che Justin ha una marcia in più, e non parlo solo dell’aspetto fisico: ha saputo gestire benissimo la sua carriera sia musicale che cinematografica, vincendo tantissimi premi. Per me “What Goes Around Comes Around” è uno dei pezzi più belli di “Future Sex/Love Sound”, l’album della consacrazione di Justin, che gli è valso ben 4 Grammy Awards. Nella sua carriera ha collaborato con tantissimi artisti, tra cui Snoop Dogg per il brano “Signs”.
  • California Roll – Snoop Dogg feat. Stevie Wonder & Pharell – Sarò sincera, la scelta di questo brano è stata influenzata dalla presenza di Stevie Wonder, non potevo lasciarmi scappare questo collegamento. E’ contenuto in “Bush”, del 2015, l’ultimo album interamente rap scritto da Snoop Dogg. Avrei potuto scegliere tantissimi altri pezzi, che credo userò presto nelle prossime playlist, perchè si tratta di uno dei pochi rapper che ascolto e che mi piacciono. Oltre ad essere uno dei migliori esistenti.
  • I Just Called to Say I Love You – Stevie Wonder – Leggenda della musica soul, tra le mie preferite, di Stevie non se ne ascolta mai abbastanza. L’unicità della sua voce e le sue capacità di musicista polistrumentale l’hanno portato a diventare un artista tra i più importanti e apprezzati nella storia della musica. Anche in questo caso avrei potuto scegliere qualunque pezzo, che comunque sarei andata sul sicuro, ma visto il significato di questo brano, del 1984, non potevo non sceglierlo. Anche solo per ricordarmi di dire Ti amo, ogni giorno. Leggendo la storia di Stevie, ho scoperto che nel 1984 ha partecipato al Festival di Sanremo in coppia con Gabriella Ferri. E’ quindi grazie a lui che, finalmente, arriva un po’ di musica italiana nelle mie playlist.
  • Remedios  – Gabriella Ferri – Per me Gabriella è una delle grandi perdite della musica italiana. La ascolto da sempre, amando particolarmente la canzone popolare romana, e credo abbia dato davvero tanto alla nostra musica. La sua voce profonda, la sua interpretazione struggente e la sua vita tormentata l’hanno resa una grande artista, che ha cantato e amato tantissimo la sua Capitale, spesso in contrasto con un altro grande artista romano: Claudio Villa. Questo brano, del 1974, è diventato famoso solo molti anni dopo, quando divenne colonna sonora di “Saturno Contro”.
  • Arrivederci Roma – Claudio Villa – Anche in questo caso, scegliere un brano tra i 3000 incisi dal “Reuccio” non è stato così semplice. Di “Arrivederci Roma”, brano scritto da Renato Rascel di cui Villa ne ha cantato una sua versione nel 1958, mi piacciono le bellissime parole per una città che amo tantissimo, la musica e l’importanza.
The August Break – days 2/3

The August Break – days 2/3

Con orari un po’ improbabili, sto portando avanti il progetto “The August Break”, di cui ho parlato nel post precedente

Il tema di ieri, 2 agosto, era “Pattern” e, senza pensarci molto, ho scelto di fotografare alcune delle ceramiche che ho in casa. Questa passione è iniziata grazie a due momenti; uno di cui racconterò dopo, perché legato maggiormente alla foto successiva, e dopo aver visto la cucina palermitana di una mia ex coinquilina durante gli anni romani: una tipica cucina mediterranea, con piastrelle di ceramica sui muri, sul tavolo, sui mobili. Ho sempre amato, e sogno di avere, le cucine così: portano l’aria del sud, il sole e l’estate dappertutto. Purtroppo non ho ancora la possibilità di avere una cucina a modo mio, ma mi porto avanti comprando quello con cui riempirò gli armadietti…

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Il tema di oggi, 3 agosto, “Window” mi ha fatto rivivere uno dei momenti più belli della mia vita. Solo leggere la parola finestra mi ha fatto immediatamente ricordare questa foto: era il 10 marzo, ed io avevo iniziato da pochissimo il mio Erasmus a Coimbra, in Portogallo.

La scelta di un Erasmus in un posto non così “di moda”, come magari può essere la Spagna, non era stata casuale: anni prima ero stata in vacanza a Lisbona, innamorandomene perdutamente, tanto da avere una grande voglia di vivere la Lusitania e imparare la sua bellissima lingua.

Così alla prima occasione, feci richiesta per fare l’Erasmus in questo bellissimo paese. L’inizio non fu facile: faceva davvero molto freddo ed io non ero assolutamente preparata, soprattutto per un posto con case senza caloriferi, un po’ come noi al sud. Inoltre confrontarmi con gente nuova (italiana e non) non era stato così semplice come immaginavo, ero veramente diversa da come sono oggi!! E la fortuna di quel primo mese difficile fu proprio l’avere in mano un biglietto per tornare a casa per le vacanze di Pasqua.

Così il giorno prima di tornare a casa, mi organizzai con altre ragazze che avevo conosciuto per andare a Lisbona: loro andavano per assistere alla presentazione di un libro scritto dal loro professore di Portoghese dell’Università di Perugia, mentre io andavo per vedere di nuovo la mia amata Lisbona e prendere un aereo il giorno dopo.

La città ci accolse con un caldo inusuale per quei periodi, sembrava quasi estate! Eravamo ospiti di un’altra ragazza dell’Università di Perugia, che studiava a Lisbona, e condivideva con altri ragazzi, una casa meravigliosa nell’Alfama, il quartiere antico della città. Salimmo e scendemmo decine e decine di scalini in vicoli strettissimi prima di arrivare davanti ad un portone scassato: una volta dentro, superati altri 10 scalini alti 20 centimentri ognuno, entrammo in una sala luminosa e spiazzante: un murales di azulejos campeggiava sulla parete di fronte alla porta, sulla quale poggiava un divano fatto con pallet riciclati e cuscini colorati (quando youtube non era il re del DIY). On air le Cocorosie, rendevano il momento praticamente perfetto.

Nel frattempo che la padrona ci casa ci preparava un buonissimo caffè alla cannella (che ancora oggi preparo quando ho bisogno di rivivere quei giorni), servito poi in tazzine in ceramica verde con piattini a forma di foglia, abbiamo fatto un giro della casa, piccola il giusto, e in camera da letto non ho potuto fare a meno di fotografare la vista offerta dalla minuscola finestra: il tetto di una Chiesa che lasciava intravedere l’estuario del Tago.

Sono passati quasi 10 anni e di quei giorni ricordo ancora tutto: colori, odori, aroma, sensazioni. Mi manca tutto.

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E’ tardissimo.

Boa noite.

Il Nostro Matrimonio è (Stato) Differente

Il Nostro Matrimonio è (Stato) Differente

270 invitati, 210 partecipanti da tutta Italia e dagli USA, 4500 Garofani, circa, utilizzati in più di 50 Flower Balls, più di 100 palloncini, migliaia di fazzoletti, 50 sacchetti di riso, un aperitivo e una cena con 6 portate, 26 kg di dolci, litri e litri di acqua, vino bianco e rosso, rum, gin, vodka centinaia di fichi, migliaia di confetti, due Bouquet, due giarrettiere, 3 paia di scarpe, due vestiti, due anelli, l’attesa di un viaggio di nozze fantastico, due famiglie, due persone e tanto tanto tanto amore.

Approssimativamente (ho erroneamente eliminato la bozza del post scritta il giorno dopo, con dati più corretti, e ora mi tocca andare a memoria) questi sono i numeri che hanno portato ad essere il Nostro Giorno uno dei più belli della nostra vita.

E’ passato già un mese, e mi sento come se ancora dovesse succedere tutto. Solo ora riesco a scrivere questo post, nonostante il tempo passato, le emozioni sono ancora vive e presenti. Non sono obbiettiva, sono di parte, non sono lucida quando ne parlo: il nostro Matrimonio non è stato bello, è stato ASSOLUTAMENTE STRABILIANTE, fantastico, meraviglioso. E a renderlo così speciale è stato solo tutto l’amore che ha pervaso ogni singolo componente dell’evento.

C’era amore nelle nostre famiglie. Amore tra gli invitati durante tutto il matrimonio. Amore nell’aria. Amore tra Angelo e Mariangela.

Sarà difficile, per fortuna, dimenticare quello che la gente intorno a noi ci ha trasmesso…sarà che abbiamo improntato tutto l’evento più sui nostri invitati che su noi stessi, sarà che abbiamo famiglie e amici di una bellezza rara, sarà perchè ti amo, sta di fatto che non c’è stato un singolo partecipante che non ci ha fatto sentire soddisfatti del nostro lavoro. Ognuno ha investito quanto più poteva pur di stare con noi, sorreggerci e festeggiarci, ed è stato grazie all’affetto di ogni singolo componente che i tasselli di un grande puzzle si sono messi al loro posto soli, come per magia.

Abbiamo voluto sposarci per avere, almeno una volta nella vita, tutte le persone che amiamo insieme, intorno a noi. Ed è stato bellissimo…grazie a tutti voi che sapete che questo grazie è per voi…per chi c’ è stato fisicamente, per chi non ha potuto, per chi ci ha aiutato, per chi ci ha “preparato”, per chi ci ha abbellito, per chi ci ha tenuto.

Volete vedere quanto amore c’era? Allora scorrete sotto…io mi emoziono un sacco guardando queste foto!

P.S.: non sono brava a photoshoppare, perciò tutte le foto sono come mi sono state date, senza trucco e senza inganno. Al massimo con qualche filtro Instagram.

P.P.S.: mi dispiace di non avere foto con tutti…

 

Polpetta e la sua mamma. (Thanks to Mediterraneo Palace Hotel)
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Io e il mio papà (nascosto), sulla meravigliosa Ape che ho sognato per una vita…

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Le mie foto preferite…

(ph. Francesco Bruno)

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(ph. Francesco Bruno)

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(ph. Marco Caputo Films)

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(ph. Marco Caputo Films)

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(ph. Marco Caputo Films)

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Polpetta’s family

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Sticazzi’s family

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“Vi dichiaro Marito e Moglie”

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(thanks to MariaEmanuela for this beautiful collage)

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I nostri bellissimi Testimoni

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The best friends ever…

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Polpette in Love @ Chianura, Amantea

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Collage tratto dalla chiacchierata su Skype, fatto da nostro cugino Juancho che vive a Panama! (beato lui!)

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#cuginanzainlove

Capanna/Sesti/Campaiola/Palladino

La nostra bellissima torta, con SuperMario e la Principessa Peach! (thanks to Liliana)

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Selfie time con le mie amiche…

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…e con mia sorella!

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Grazie a tutti. Non lo dimenticheremo mai.

Sig.ri Polpette

Il Nostro Matrimonio è Differente: – 12 giorni

Il Nostro Matrimonio è Differente: – 12 giorni

Ultima settimana a disposizione per sbrigare le poche cose rimaste da fare. Mi conosco, sono una donna completamente disorganizzata e le mie giornate sono piene di imprevisti che creo io stessa, ma questo matrimonio è stata la prova che dal caos si può uscire e migliorare.

In questi giorni mi sto chiedendo spesso che tipo di persona voglio essere in questa nuova vita, e ci sono tante piccole cose che vorrei davvero cambiare. (Polpetta, tranquillo, uscire di più ed avere più tempo per divertirsi ė tra quelle!!)
Il fatto è che di buoni propositi ne faccio ogni anno, ogni settembre, ogni inizio mese, ogni lunedì, ma puntualmente vengono disattesi il giorno dopo. E forse questa è la prima cosa che devo cambiare: ridurre al minimo l’incostanza ( anche se credo fortemente di soffrire della Sindrome da deficit di attenzione).

Un’ altra delle cose che dovrò modificare nella mia testa, è la percezione del mio corpo. Ero sicura, fortemente, che finalmente, almeno per il giorno del mio matrimonio, sarei stata come ho sempre desiderato, ma nemmeno questa volta la mia forza (???) di volontà mi ha supportata in quello che provo a raggiungere da anni. Quindi? È arrivato il momento di dire basta a diete inutili e accettare il fatto che il cibo ha un valore troppo importante per potervi rinunciare, anche se in minima parte? Ma la paura di non avere più una sorta di tensione quando vedo il peso sulla bilancia che aumenta, rischiando così di iniziare ad esagerare e di raggiungere un peso che potrebbe farmi del male, è tanta. Se oggi il mio corpo è ancora così devo ringraziare proprio questo stato mentale che non mi fa dimagrire, ma nemmeno aumentare troppo.

Mi sento come in un limbo dove non sono assolutamente soddisfatta di quella che sono, ma penso che sono meglio di quello che mi fa paura…questa è la mia ansia a 12 giorni dal nostro giorno. Questa è la mia ansia da una vita. Quindi credo faccia poco testo…se poi nasci in un posto dove cucinano certe cose, come puoi dimagrire? (Grazie a Francesca Sicoli per questo bellissimo video)

Il Karate, Murakami e una Mezza da preparare: Luisella, la donna delle sfide

Il Karate, Murakami e una Mezza da preparare: Luisella, la donna delle sfide

Questo è un post alla quale sono molto affezionata, e che conservo da un po’ di tempo nel mio pc, in attesa del momento giusto per pubblicarlo. Luisella, ora che sei solare come tu solo sai essere, questo è per te.
Ho conosciuto Luisella sul web, grazie a Instagram: le foto del suo volto al termine di ogni corsa sull’amato “Ponte dell’Ortica”, hanno acceso in me la scintilla che mi ha fatto muovere i primi passi a 8:15 al km.
“E’ una di quelle donne che le conosci e decidi che da grande vuoi essere come lei, ovvero affascinante, colta, appassionata, con gli occhi a cuore quando guarda la sua metà e mamma di due figlie meravigliosamente fuori dal coro.
Oggi Luisella ha deciso di sfidarsi, di affrontare una prova importante: una mezza maratona. A Cambridge. E tutte noi che la ammiriamo, siamo sicure che sarà un gran successo.
Ma cos’ha di importante Luisella? Perchè scrivo un post su di lei? Credo ti basterà leggere le sue stesse parole per capirlo e per innamorarti…
D: Com’è nata la voglia di corsa? E perchè proprio il running?
Io ho sempre guardato gli altri correre. Ho sempre aspettato con gioia mio marito, maratoneta, agli arrivi.
Ma fino all’anno scorso non ho mai avuto il coraggio di fare “il primo passo di corsa”. Mi sono sempre sentita inadeguata. Lui non ha mai insistito. Io non ho mai osato pensarci.
Poi a 39 anni, sei anni fa, ho inziato a fare karate.
Cosa c’entra? C’entra perché alle soglie della cintura nera, l’anno scorso, il mio Maestro mi ha detto che era ora di fare sul serio e che era ora di correre. Correre correre correre.
Panico. Io non avevo mai corso e per me la corsa è sempre stata un incubo. Allora ho chiesto a mio marito da che parte cominciare: quanto/come/in che senso.
E lì è cominciato tutto. Ho iniziato a correre nei giardini sotto casa. Dico solo che quando ho iniziato non riuscivo a correre più di 600 metri.
Stai per affrontare una nuova grande sfida: la tua prima mezza (ndr: nel frattempo la mezza è stata egregiamente portata a termine!). Come hai abituato la tua mente al duro lavoro che stai facendo e che dovrai fare per ancora qualche mese?
Intanto sto allenando il corpo. Sto aumentando gradualmente la distanza, senza guardare i tempi. Ho messo dello scotch sul mio cardio, voglio vedere solo la distanza. Espediente che con me funziona.
Dio non mi ha regalato la velocità ma la resistenza. Ho capito, leggendo anche questo blog e riviste specializzate che per correre meglio senza farmi male, e io non voglio farmi male, ci vogliono strenght (forza), core (addominali) e cardio. Quindi ho inserito, oltre le 4 ore di karate settimanale, kick boxing e addominali in palestra.
Io corro all’alba intorno alle 5.30 e un trucco è preparare i vestiti vicino al letto! Tutto. Anche i calzini nelle scarpe.
Quanto alla mente, niente è impossibile. E qui è il karate che mi sostiene. Il karate è pazienza… e anche la corsa è pazienza.
Ascolti sempre bei pezzi quando corri. Che ruolo ha la musica nei tuoi allenamenti? E quali sono i tuoi brani cult?
Io “funziono” con la musica. Ad oggi non riesco a correre senza. Ascolto di tutto, soprattutto Radiohead e i Muse. Ma anche tanta musica tecno discretamente tamarra, perché mi fa da “metronomo”. Attualmente il mio brano cult è Weird Fishes dei Radiohead.
In fondo anche i runners sono strani pesci. Corrono, si sfiorano senza toccarsi mai, senza parlarsi. Ognuno con la sua storia.
Corri per raggiungere o per lasciare indietro qualcosa?
Io non lo so perché corro. So perché ho iniziato, come ho detto prima. Adesso però è diventata una necessità.
Io corro per stare da sola, per ascoltarmi e perché dopo sto meglio con gli altri. Dopo la corsa ho il “cuore buono”. E mi sembra tutto più “menageable”.
A chi ti ispiri per correre meglio?
La figura che più amo è quella del maratonetaEmil Zatopek. Lui diceva: se vuoi correre un miglio, corri un miglio. Se vuoi vivere un’altra vita, corri una maratona.
E molto più umilmente a Mauro, mio marito. Voglio correre come lui, sorridendo. Leggera e senza far fatica. Almeno apparentemente!
P.S.: Tra i miei ispiratori ci sono anche tutte le Runlovers che ho incontrato. E con cui scambio ogni giorno immagini, consigli e diludendo…”
Tardi

Tardi

Per quanto mi sforzi di essere costante con il mio blog, mi rendo conto che è proprio difficile, e capisco quanti ne hanno fatto un lavoro.

Mi piacerebbe tanto avere più tempo ( e forse anche più forza di volontà) nel fare ricerche, documentarmi, conoscere più cose di cui parlare, ma oggi è difficile più che mai. Poi io sono come un gatto che fissa fuori dalla finestra: fermo, immobile, che si concentra su un movimento per distrarsi e abbandonare quella concentrazione non appena qualcos’altro cattura la sua attenzione.

Ho ricordato che stare sola, con musica rilassante in sottofondo (Kylie Minogue – The Abbey Road Session – ndr) stimola tantissimo la scrittura, o almeno quella di un certo tipo che non usavo da tanto. E che forse non sono più sicura di voler usare.

Quando ho aperto il mio primo blog, un vero e proprio diario, facebook non esisteva e forse solo 1/4 dei miei amici avevano un pc, quindi il “rischio” che qualcuno di conosciuto leggesse l’intimità di certi post era legata per lo più alla mia voglia di farli conoscere.

E c’ho messo un po’, dopo Twitter, Facebook, Tumbrl, Instagram, a rendermi conto che oggi un blog non pubblicizzato su tutti i social è un blog che non va. Anche se il mio desiderio non è tanto quello di dventare “virtualosa” (Famosa Virtuale – adoro i neologismi inutili!!), quanto quello di confrontarmi con altra gente su quello che scrivo, e che quindi mi interessa.

Ecco, il confronto, quello che mi ha sempre fatto amare internet. E quello che, per chi non sfrutta i mezzi in questo senso, non capisce.

Da incompresa, vado a dormire.

Buonanotte.