It’s (not) the end of the world and we know it.

It’s (not) the end of the world and we know it.

Alla fine ci ho pensato bene e, ovviamente, qualcosa che ha caratterizzato quest’anno è uscito fuori.

Bastava un po’ di impegno per ricordarmi esattamente cosa è successo in questi 365 giorni e cosa un po’ prima. Diciamo che la testa comincia a perdere i colpi…

Non riesco a tirare delle somme: bello/brutto, positivo/negativo, bianco/nero, non fanno per la mia vita. E’ tutto colori pieni e sfumature degli stessi,  tanto che, ad un certo punto, sono anche troppi’ sti benedetti colori. O forse sono quelli che rendono la mia vita VITA.

E di questo 2016 quello che in assoluto salvo e custodisco nel mio cuore, sono le amicizie. Incredibile come siano aumentate nel corso di un solo anno. Gente che nemmeno conoscevo fino ad un anno fa, oggi è quotidianamente nella mia vita. Gente che conoscevo già da un po’ ha rafforzato tantissimo il suo legame con me. Gente che amavo prima e che continuo ad amare incondizionatamente.

Negli anni ho capito che le amicizie fraterne non esistono, che ti puoi fidare solo di te stesso, che meglio soli che male accompagnati. E casualmente non appena ho preso coscienza di tutto ciò, ho iniziato a vivere molto meglio la gente, gli incontri, quello che mi danno e quello che do.

Quindi grazie alle mie amiche, che mi hanno accompagnata in questo anno che ha avuto una sola parola d’ordine: CONSAPEVOLEZZA DI ME. (E quando hai un figlio piccolo, è inevitabile!!)

Buon 2017 a tutti. (alle mie amiche più di tutti!!)

(Nella foto, la mia #365di per il 2017!!)

Lost.

Lost.

Dove sono stata in questi mesi? Ecco, me lo chiedo anche io da un po’, e non riesco a darmi una risposta valida.

Avevo preso un bel ritmo su tutto il fronte vita, ma le vacanze, lo sciallo, il relax, hanno rovinato tutto. Sì, esatto, devo ancora riprendermi dal trauma del ritorno. E se pensiamo che sono passati 3 mesi dal rientro, direi che è perfetto. Continua così, Mariangela!!!

Inoltre mi aspettavo un settembre splendido splendente (a detta di TUTTI gli oroscopi, per i Gemelli settembre doveva essere un mese in cui avremmo raccolto soddisfazioni a gogò dopo le sofferenze dei primi 8 mesi dell’anno), e invece a me sembra che sia arrivata solo più cacca da spalare. Chissà a che settembre si riferivano gli astrologi…

Cosa è successo nel frattempo, mentre cercavo di capire dove fossi?

Leone ha compiuto un anno, ha messo due denti, mangia come un diavoletto della tasmania, cammina, ride sempre tanto ma ha anche iniziato a fare i capricci. Peccato che io reagisca al suo pianto come un opossum davanti al pericolo.

Il mio lavoro mi stressa sempre tantissimo (devo ancora capire per quale insano motivo ho deciso di tornare prima dalla maternità), qualche settimana fa ho avuto un leggero esaurimento nervoso e ho abbandonato totalmente me stessa alle delizie del palato, con conseguente ingrasso esagerato. Tipo maiale prima di gennaio.

In compenso ho di nuovo i capelli bianchi (ma stanno per cambiare di nuovo), mi trucco tutti i giorni (più o meno) e ho una macchina tutta mia per poter andare dove voglio. L’importante è che non sia a più di 30 km da casa altrimenti rischio di rimanere a piedi.

Il Polpette Wedding sta subendo molto sbalzi, ma tra stress, orari di lavoro diametralmente opposti, troppe spese impreviste e il nervosismo che ne deriva, credo sia anche normale aggrapparsi all’unica ancora che abbiamo e farlo con forza e rabbia, spesso. Quello che non è cambiato è l’amore che proviamo, per noi e per la nostra famiglia. Credo fortemente che basti solo stringere i denti e ricordarci che se prima non piove, non può poi uscire l’arcobaleno.

Ho tantissime cose da raccontare, e spero davvero di ricominciare a farlo con il mio blog.

Nel frattempo mi godo questo sole di dicembre, spero arrivi presto l’orario di ritorno a casa e scelgo la foto per il PtitZelda di oggi. E già, è ricominciato!!!! Dai, partecipate tutti!!

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Buon dicembre.

Mariella

 

 

Il Karate, Murakami e una Mezza da preparare: Luisella, la donna delle sfide

Il Karate, Murakami e una Mezza da preparare: Luisella, la donna delle sfide

Questo è un post alla quale sono molto affezionata, e che conservo da un po’ di tempo nel mio pc, in attesa del momento giusto per pubblicarlo. Luisella, ora che sei solare come tu solo sai essere, questo è per te.
Ho conosciuto Luisella sul web, grazie a Instagram: le foto del suo volto al termine di ogni corsa sull’amato “Ponte dell’Ortica”, hanno acceso in me la scintilla che mi ha fatto muovere i primi passi a 8:15 al km.
“E’ una di quelle donne che le conosci e decidi che da grande vuoi essere come lei, ovvero affascinante, colta, appassionata, con gli occhi a cuore quando guarda la sua metà e mamma di due figlie meravigliosamente fuori dal coro.
Oggi Luisella ha deciso di sfidarsi, di affrontare una prova importante: una mezza maratona. A Cambridge. E tutte noi che la ammiriamo, siamo sicure che sarà un gran successo.
Ma cos’ha di importante Luisella? Perchè scrivo un post su di lei? Credo ti basterà leggere le sue stesse parole per capirlo e per innamorarti…
D: Com’è nata la voglia di corsa? E perchè proprio il running?
Io ho sempre guardato gli altri correre. Ho sempre aspettato con gioia mio marito, maratoneta, agli arrivi.
Ma fino all’anno scorso non ho mai avuto il coraggio di fare “il primo passo di corsa”. Mi sono sempre sentita inadeguata. Lui non ha mai insistito. Io non ho mai osato pensarci.
Poi a 39 anni, sei anni fa, ho inziato a fare karate.
Cosa c’entra? C’entra perché alle soglie della cintura nera, l’anno scorso, il mio Maestro mi ha detto che era ora di fare sul serio e che era ora di correre. Correre correre correre.
Panico. Io non avevo mai corso e per me la corsa è sempre stata un incubo. Allora ho chiesto a mio marito da che parte cominciare: quanto/come/in che senso.
E lì è cominciato tutto. Ho iniziato a correre nei giardini sotto casa. Dico solo che quando ho iniziato non riuscivo a correre più di 600 metri.
Stai per affrontare una nuova grande sfida: la tua prima mezza (ndr: nel frattempo la mezza è stata egregiamente portata a termine!). Come hai abituato la tua mente al duro lavoro che stai facendo e che dovrai fare per ancora qualche mese?
Intanto sto allenando il corpo. Sto aumentando gradualmente la distanza, senza guardare i tempi. Ho messo dello scotch sul mio cardio, voglio vedere solo la distanza. Espediente che con me funziona.
Dio non mi ha regalato la velocità ma la resistenza. Ho capito, leggendo anche questo blog e riviste specializzate che per correre meglio senza farmi male, e io non voglio farmi male, ci vogliono strenght (forza), core (addominali) e cardio. Quindi ho inserito, oltre le 4 ore di karate settimanale, kick boxing e addominali in palestra.
Io corro all’alba intorno alle 5.30 e un trucco è preparare i vestiti vicino al letto! Tutto. Anche i calzini nelle scarpe.
Quanto alla mente, niente è impossibile. E qui è il karate che mi sostiene. Il karate è pazienza… e anche la corsa è pazienza.
Ascolti sempre bei pezzi quando corri. Che ruolo ha la musica nei tuoi allenamenti? E quali sono i tuoi brani cult?
Io “funziono” con la musica. Ad oggi non riesco a correre senza. Ascolto di tutto, soprattutto Radiohead e i Muse. Ma anche tanta musica tecno discretamente tamarra, perché mi fa da “metronomo”. Attualmente il mio brano cult è Weird Fishes dei Radiohead.
In fondo anche i runners sono strani pesci. Corrono, si sfiorano senza toccarsi mai, senza parlarsi. Ognuno con la sua storia.
Corri per raggiungere o per lasciare indietro qualcosa?
Io non lo so perché corro. So perché ho iniziato, come ho detto prima. Adesso però è diventata una necessità.
Io corro per stare da sola, per ascoltarmi e perché dopo sto meglio con gli altri. Dopo la corsa ho il “cuore buono”. E mi sembra tutto più “menageable”.
A chi ti ispiri per correre meglio?
La figura che più amo è quella del maratonetaEmil Zatopek. Lui diceva: se vuoi correre un miglio, corri un miglio. Se vuoi vivere un’altra vita, corri una maratona.
E molto più umilmente a Mauro, mio marito. Voglio correre come lui, sorridendo. Leggera e senza far fatica. Almeno apparentemente!
P.S.: Tra i miei ispiratori ci sono anche tutte le Runlovers che ho incontrato. E con cui scambio ogni giorno immagini, consigli e diludendo…”
Aria Fritta

Aria Fritta

L’arrivo della primavera mi rende sempre particolarmente euforica nei confronti della vita e del mondo che mi gira intorno, e mi fa odiare il lavoro che porta via così tanto tempo alle mille mila cose che vorrei fare.

L’arrivo della primavera a Milano, in particolar modo, potenzia questa sensazione, e so benissimo a cosa è dovuto…il mio primo appuntamento amoroso con la città fu proprio durante una primavera, 10 anni fa. Alcuni mesi vissuti intensamente, con lo spirito della newbie alla sua prima storia a distanza, con una cornice fatta di rosse gemme e giallo sole, verde Sempione e grigio smog, giallo China e blu notte.

Quell’anno il seme dell’amore tra me e Milano era stato piantato, e nonostante ci siano voluti anni per farlo germogliare e crescere, sono 5 anni che ad ogni primavera sboccia. Sempre più forte e bello e colorato.

Oggi mi sono concessa una passeggiata tra il caos della Design Week, tra gente che calpesta Milano senza alzare mai gli occhi, dritta verso chissà quale evento o a fotografare chissà quale sedia. Gente che la sporca, la tratta male, la insulta. Ogni tanto, però, si incontra qualcuno che ha negli occhi il mio stesso amore per lei, e li basta uno sguardo per capirsi, per condividere. Sarà che io a Milano devo tanto, sarà che a me Milano non ha mai detto di no, sarà che mi ha presa e mi ha protetta, sarà che per me questo amore non finirà mai.

Un po’ la compatisco, soprattutto ora che sono seduta ad un tavolino di Eataly e penso al teatro che c’era qui prima e che é un peccato non ci sia più. Ma si sa, siamo italiani e il cibo viene prima di tutto e anche se lei, la Cara Milano, ha una delle cucine meno variegate del Paese, accetta tutto, si fa ristrutturare, rinnovare, implementare. Si fa cambiare. Totalmente.

Ma a me non importa. Perché per me sarà sempre la Milano prima odiata, poi temuta e infine, se non si fosse capito, amata.

Ora manca solo d’imparare bene il dialetto milanese, e poi chiedo la cittadinanza onoraria.

Vabbè vado a fà ballà i oeuc.